Gelosie

Bergson diceva che esistono due tipi di tempo: il tempo cronologico, scandito dagli orologi e il tempo della vita, quello che Heidegger chiamerebbe dasein, l’esserci, e che si spiega nella bizzarra dilatazione del tempo percepito per cui un evento piacevole può sembrare durare un attimo o un’eternità. Ebbene, il tempo in realtà non si può comandare, bloccare, invertire. Una volta che hai speso tempo con qualcosa, qualcuno, esso non torna indietro, nessuno può farlo tornare indietro. E quando due oggetti in cui hai investito del tempo sono in disparità, per cui uno domina l’altro, il tempo che impieghi per sanare la distanza fra il secondo è doppio rispetto al tempo impiegato con il primo. Perciò l’uomo vive nella costante rincorsa del tempo mancato, dello spazio vuoto, del momento in cui tutto è scivolato via nel dopo. Il presente non esiste, continua il filosofo, ma è solo uno spazio fittizio fra il passato e il futuro. Dunque chi siamo noi, se ci muoviamo nel tempo senza dominarlo, se sprechiamo presenti che diventano passati e passati che non saranno mai futuri?

Multiverse

P: “Ah, eccole finalmente! Ragazze venite, venite che vi presento. Ecco le due piccioncine.. E., pensavo che mi avessi abbandonato visto il ritardo, non mi hai avvertito che avresti portato anche un’amica! Ottimo, più si è meglio è, lo dico sempre io…”
E: “Sì scusa, è che sai, le donne ci mettono sempre tanto a prepararsi… Io le aspettavo già in macchina tutta pulita e profumata da mezz’ora!”
P: “Tranquilla l’importante è che siate arrivate.. Allora, quindi è questa la tua morosina?? Finalmente uscite allo scoperto o dobbiamo mantenere il segreto in struttura?”
E: “Ma che scemo che sei, lo sanno tutti che sto con una donna!”
P: “Beh sì, ma questa non è una donna qualsiasi…”
E: “Perché? Che intendi? Che è bellissima lo so di mio!!”
P: “Senza dubbio è stupenda, ma è evidente che nessuno si spettasse che fosse una che lavorava con te, per quello dico che sono felice che usciate allo scoperto… Forse hai smesso di lavorare in struttura per questo? Cavolo, spero che non ci sia il capo qua…”
E: “Ma che stai dicendo!? Guarda che io sto con Ginny!”
P: “Ah, la chiami così tu? Che nomignolo affettuoso, ma non è molto simile al suo nome..”
E: “Scusa ma non ti seguo… La mia morosa si chiama V., il diminutivo è Ginny…”
P: “Ah. Ma quindi… Ah. No è che io pensavo che tu e I., sai… Visto che vi vedo sempre insieme, abbiamo anche fatto una foto insieme per te… Credevo ecco… Ma dai, mi prendi in giro, siete così affiatate!!”
E: “È solo un’amica, una buona amica. La mia ragazza è lei, V. detta Ginny. Non so cosa tu abbia capito ma hai sbagliato di grosso.”
P: “Chiedo scusa. Non ricordo che mi avessi parlato di V. e se lo hai fatto l’ho completamente rimosso una volta che ho visto te e I. insieme..”
E: “Adesso hai capito? Possiamo evitare altre discussioni imbarazzanti?”
P: “Non lo so, dimmelo tu… Credo che V. non sia molto contenta che l’abbia confusa…”
V: “Credo che andrò a prendere da bere, volete qualcosa?”

Difesa

Quando ti arrabbi ti comporti come tua madre, lanci minacce di abbandono, di estrema delusione, riversi odio verso l’altro vedendolo come peccatore imperdonabile, ti mostri cattiva e aggressiva, cerchi di spaventare l’altro per indurlo a lasciarti stare, ti disperi sperando che l’altro si senta in colpa per averti fatto male, non ti rendi conto che così facendo offendi l’altro due volte, una per aver detto la sua opinione e l’altra per aver detto qualcosa che non condividi. Escludi le persone da parti della tua vita, senza dargli la possibilità di capirle e arrabbiandoti se tentano di farlo. E quando non sai cosa fare o quando non sai gestire il dolore, lo butti sull’altro annientandolo. Demolendo la sua voglia di conoscerti. Nella speranza che tu ti senta più sicura, più sola, più indipendente. Mi dispiace, non ti accorgi di quanto male fai agli altri con questo atteggiamento, non permetti a nessuno di scusarsi nell’eventualità disastrosa che loro abbiano fatto un errore, una disattenzione. Preferisci offenderti, caricarti di rabbia e vomitarla addosso al malcapitato. Nessuno si salva da solo, ma tutti si sentono speciali.

Uncensored

Non me ne fai passare una. Ogni errore che faccio sei là a farmelo notare, ogni parola che dico sei là che la analizzi. Come se io non potessi fare errori, come se dessi per scontato che io visto che sono brava con te non possa essere umana e che debba solo fare la tua spalla. È giusto che tu mi ascolti, devi farlo come io ascolto te anche nelle tue paure più irrazionali. Ed è giusto che ti sforzi di capire il mio punto di vista e non mettere le mani avanti dicendo “uhh la mia ragazza è gelosa non vuole che esca gngn ma io voglio uscire con te!!” È ipocrita da parte tua. E scorretto e umiliante. Metti al primo posto il conoscere persone nuove pensando che tanto mi passerà, che tanto sbaglio io. Non ti vieto di conoscere persone nuove, ma sei fidanzata e come tu già mi hai fatto notare, sono io la tua morosa e tu la mia. Tu ti sei permessa di dirlo riferito al mio migliore amico, permettimi di dirtelo riferito ad una sconosciuta che forse è pure peggio.

La coppia

Fase 1: idealizzazione. Tu sei la persona perfetta per me, non hai difetti, sei tutto ciò che volevo e ho sempre voluto. Non puoi farmi soffrire.

Fase 2: identificazione. Sai, forse è vero che sei perfetta per me, ma quella cosina proprio non la sopporto, non è grave eh, ti amo lo stesso. Però ecco, risolvila. Anzi, vedi di fare in fretta che mi dà proprio fastidio.

Fase 3: interdipendenza. Ci sono cose di te che non sopporto, ma il modo in cui me le spieghi mi rende più facile comprenderle, o quando meno mi ci impegno. Adoro sentirti parlare, confrontarci. Adesso so che ti amo davvero.

Non è importante dove ti trovi o dove pensi di trovarti, non sei mai al sicuro.

Stabili

Rimasti ragazzini siamo cresciuti, dalle nostre bocche maturità ed erotismo. Parlare non è mai stato facile per noi, irrita spaventa disturba. Dopo due birre hai pure cantato, parlato di te e di voi, io di me e di lei. Rimasti ragazzini siamo cresciuti, entrambi sregolatamente stabili.

Bolla

Tutti vanno avanti e io mi sento come bloccata, mi guardo attorno e ogni cosa cambia sotto il mio sguardo. Ho raggiunto obiettivi che ora mi sembrano vuoti, come se non fossero mai esistiti. Ho bisogno di staccare sono in sovraccarico e non ho neanche ancora incominciato. Troppe novità, sapevo che le avrei pagate. Persone vecchie che fanno cose nuove, persone nuove che fanno cose vecchie.

Adattamento.